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ROMA – Accelerazione in Aula al Senato sulla legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (il cosiddetto “testamento biologico”), con l’inizio della discussione generale fissata per il pomeriggio di martedì 5 dicembre dopo una riunione della Conferenza dei capigruppo. Il provvedimento, approvato alla Camera nello scorso mese di aprile, arriva dunque direttamente in Aula al Senato senza relatore e senza essere di fatto passato per l’esame della Commissione competente di Palazzo Madama, che non aveva raggiunto un accordo al suo interno per l’analisi degli emendamenti presentati. La legge ha sulla carta i numeri per passare, soprattutto grazie all’intesa in tal senso fra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.

Anche Mdp è favorevole al provvedimento, mentre contrari sono i centristi di Alternativa Popolare (che fanno parte della maggioranza che sostiene il governo Gentiloni) e la Lega. Forza Italia lascia libertà di coscienza ai propri senatori.

Il testo approvato alla Camera – che si punta a confermare al Senato in modo da giungere al via libera definitivo – era stato il risultato di un lavoro di limatura del testo presentato dalla relatrice Donata Lenzi (Pd), modifiche intervenute per venire incontro ad alcune argomentazioni prodotte in Aula. Nonostante il testo avesse trovato un buon margine di consenso (326 voti favorevoli e 37 contrari, ma poco meno di 300 altri deputati non parteciparono al voto), restano comunque una serie di problematiche notevoli, specialmente tenendo conto della complessità e della varietà delle situazioni reali. Criticità – che avevamo passato in rassegna qui – che in estrema sintesi riguardano anzitutto l’introduzione nell’ordinamento di una serie di “disposizioni” (e non di “dichiarazioni”), cioé di prescrizioni vincolanti per il medico, con ripercussioni sulla professionalità del medico e sul rapporto di fiducia col paziente (anche per il fatto che non viene prevista alcuna obiezione di coscienza, di fatto obbligando il medico ad agire secondo i dettami del paziente, rendendolo mero esecutore di una volontà altrui).

Disposizioni che poi, vista la scelta della legge di considerare idratazione e alimentazione come trattamenti sanitari e non come sostegni vitali, possono portare il medico a dover compiere atti che conducono alla morte non solo di pazienti che vivono una malattia in fase terminale, ma anche di pazienti stabilizzati che non sono affatto in imminente pericolo di vita (e che moriranno non per le conseguenze della propria malattia, ma per mancanza di idratazione e di alimentazione). Una situazione che in molti invitano a rivedere, intravedendo un netto slittamento verso una eutanasia passiva di tipo omissivo.

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