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Sono ancora molto provati i familiari di Rocco Varacalli, 75 anni, morto nell’estate dell’anno scorso dopo essere stato operato da Stefano Zaramella, primario del reparto di Urologia dell’ospedale di Ponderano. I figli si sono affidati a un pool di avvocati di Roma per costituirsi parte civile quando verrà istituito il processo. «Per il momento non possiamo accedere agli atti in mano alla Procura – spiega l’avvocato Lorenzo Mazzeo – attendiamo l’esito del rinvio a giudizio».

In un primo momento i familiari dell’anziano, originario di Platì, ma trasferitosi nel Biellese a seguito dei figli, dopo aver lavorato a Civitanova Marche, non avevano sospettato che il decesso fosse in qualche modo legato all’esito dell’operazione chirurgica. Le condizioni di salute di Varacalli erano del resto da tempo minate da uno stadio tumorale avanzato e peggiorate da una grave carenza di piastrine. Il primo medico a prenderlo in carico nel reparto di Urologia a Biella era stato il dottor Mauro Silvani che si era detto contrario all’operazione, decisa invece dal primario Zaramella.

Il medico legale Roberto Testi, direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Asl Città di Torino, al quale la Procura ha affidato le perizie, avrebbe invece trovato delle precise correlazioni tra l’operazione e la morte.

Ancora più evidenti nel caso di Daniele Skeletic, il cui caso è citato a chiare lettere anche nelle lettere anonime che hanno dato il via alle indagini. Nel corso dell’operazione per errore, anche se pare difficile da credere, sarebbe infatti stata effettivamente asportata la milza invece di un rene. Una svista tanto grave da far riprogrammare un secondo intervento per i giorni successivi.

Anche in questo caso le cattive condizioni in cui il paziente, disabile e colpito da una forma gravissima di carcinoma, era arrivato a Biella, non avevano destato sospetti nella moglie che l’aveva accompagnato. I sospetti per le due famiglie sono arrivati quando sono state contattate e interrogate dalla Procura.

Per il momento l’unico a dare un commento sia pur parziale sulla vicenda è il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle Giovanni Rinaldi. «Attendo la conclusione delle indagini per esprimere giudizi – spiega – ma già ora voglio ringraziare per la loro attività i carabinieri del nucleo di polizia giudiziaria e il luogotenente Gullo. Vorrei soltanto far notare come la dottoressa Zegna abbia potuto lavorare in ospedale senza che emergesse nulla».

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