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A stabilirlo una delibera della Giunta regionale in cui si prende atto del successo riscosso dalle sperimentazione di questa modalità di gestione dell’assistenza in molte Asl.

Nasce in Piemonte, per tutta la Regione e non più solo a livello di sperimentazione, l’infermiere di famiglia e di comunità. A stabilirlo una delibera della Giunta regionale in cui si prende atto del successo riscosso dalle sperimentazione di questa modalità di gestione dell’assistenza nelle Asl di Asti, Novara, Vercelli Cusio Ossola e di quello del progetto europeo CoNSENSo (Community nurse supporting elderly in a changing society) partito proprio in Piemonte nell’Asl Cuneo 1 e in quella Torino 1: paesi Ue e non Ue che lavorano insieme, in rete (tra cui Francia, Slovenia ed Austria) su quattro punti cardine (innovazione, tematica ambientale, rendere lo spazio alpino vivibile, governance) sfruttando l’innovazione per aiutare le persone senior over 65 sane o malate a vivere autonomamente presso il proprio domicilio il più a lungo possibile.

Al centro del progetto europeo c’è proprio l’infermiere di famiglia e di comunità, definito facilitatore all’interno della comunità, soggetto competente che fa da tutor ai cittadini per la sua visione a tutto tondo dell’anziano che riesce a realizzare una condivisione tra i soggetti già presenti. Nelle Asl in cui è stata effettuata la sperimentazione sono stati sviluppati con gli infermieri di famiglia modelli di home visiting per mamma e bambino, infermiere dedicato alle famiglie (IDF); educazione terapeutica ai malati cronici; ambulatori della salute; gestione integrata per utenti affetti da BPCO. La delibera della Giunta piemontese afferma esplicitamente che l’introduzione dell’infermieristica di famiglia e di comunità “può concorrere alla riorganizzazione dei servizi territoriali” e riconosce alle sperimentazioni fin qui eseguite in Piemonte “la valenza strategica dell’Infermiere di famiglia e comunità per potenziare l’offerta dei servizi territoriali e domiciliari al fine di: migliorare l’accesso ai servizi sanitari, con integrazione dei servizi assistenziali, sociali ed ospedalieri; promuovere sani stili di vita; riconoscere precocemente gli stati di fragilità prima che insorgano stati irreversibili di disabilità; gestire in modo integrato le condizioni di cronicità in collaborazione con i medici di medicina generali e gli altri professionisti; sviluppare l’educazione terapeutica per l’autogestione della malattia; gestire appropriati strumenti di tele-assistenza”.

Quella dell’infermiere di famiglia e comunità è una attività non sono “pratica”, ma di formazione avanzata, iniziata in Piemonte nel 2005 presso l’Università di Torino e nel 2012 presso l’Università di Novara. Una Regione pioniera in questo senso tanto che nel 2013 ha avuto proprio per questo il riconoscimento da parte della Commissione Europea quale Reference Site nel partenariato per l’invecchiamento sano e attivo (EIPonAHA) e questo tipo di competenza è fortemente raccomandata dall’Oms Europa.

Soddisfazione dei Collegi Ipasvi del Piemonte, la cui coordinatrice, Mirella Schirru, presidente del Collegio di Torino, ha tuttavia inviato una lettera all’assessore alla sanità, Antonino Saitta, che è anche coordinatore della commissione salute delle Regioni, in cui ovviamente si apprezza l’iniziativa. “Come abbiamo dato tutta la nostra disponibilità nel supportare da protagonisti le sperimentazioni citate, ci offriamo per fare altrettanto a livello di Regione e siamo pronti come Collegi Ipasvi a collaborare attivamente con l’assessorato perché la delibera trovi piena applicazione e, soprattutto, perché siano confermati ovunque i risultati in essa riportati. Per questo, ringraziandola per la messa in atto di misure di questo tipo, davvero congrue a ottimizzazione il sistema sanitario regionale – si legge ancora – le chiediamo formalmente una convocazione in quanto diretti interessati dai contenuti della delibera nella nostra qualità di garanti della professione infermieristica e siamo a sua disposizione – conclude Schirru – per ogni chiarimento e approfondimento possa portare al migliore utilizzo e ulteriore sviluppo di simili strumenti innovativi da un lato, già nelle sperimentazione della nostra Regione e nelle amministrazioni benchmark per quanto concerne l’assistenza sanitaria e la soddisfazione dei cittadini”.

fnopi.it/