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La percentuale più elevata di contratti a termine sul totale dei lavoratori dipendenti occupati in Italia si registra al Sud. I settori più interessati dalla presenza di questa tipologia contrattuale sono l’agricoltura, il turismo e il commercio e la fascia anagrafica maggiormente investita è quella giovanile (15-34 anni), ma la quota di lavoratori temporanei è inferiore al dato medio dell’area euro.

Il dato emerge da un’elaborazione dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre su oltre 3 milioni di lavoratori presenti in Italia con un contratto a termine, secondo il rilevamento Istat di giugno.


“La crescita di questi contratti flessibili registrata negli ultimi 10 anni – segnala il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo – è correlata all’andamento dell’economia. Quando il Pil si abbassa il numero scende, quando l’economia torna a salire i precari aumentano. A nostro parere, va segnalato che il notevole ricorso a questi contratti non è legato al loro elevato numero, ma a seguito di una crescita che è stata e che continua a risultare troppo modesta. Con variazioni del Pil molto contenute, infatti, non possiamo che ottenere una cattiva occupazione, che abbassa la produttività complessiva del lavoro e conseguentemente anche i salari pro capite”.

I dati provvisori relativi alla media del primo semestre di quest’anno indicano una crescita del peso degli occupati a tempo determinato che ha raggiunto il 16,6 per cento sul totale degli occupati dipendenti. In termini assoluti la media di questo primo semestre è stata pari a 2.964.000 unità. Al contrario, gli occupati a tempo indeterminato sono in flessione. L’aumento degli occupati a termine ha contribuito ad allargare la base occupazionale totale dei dipendenti che nei primi 6 mesi del 2018 è cresciuta, secondo i primi dati provvisori, del 2 per cento rispetto allo stesso periodo del 2017. Situazione critica, invece, per gli occupati indipendenti (autonomi) che nei primi 6 mesi del 2018 sono scesi dell’1,8 per cento. Nel complesso, nei primi 6 mesi del 2018 l’occupazione totale italiana (dipendente più indipendente) è comunque cresciuta dell’1,1 per cento.

Se nel 2017 in Italia l’incidenza percentuale dei contratti a termine sul totale dei dipendenti occupati nel Paese è stata del 15,4 per cento, al Sud questa quota ha raggiunto il 19,3 per cento, contro il 14,8 per cento del Centro e il 13,7 per cento del Nord. I dati sono meno preoccupanti quando analizziamo l’incidenza dei lavoratori flessibili sullo stock complessivo degli occupati presenti nel nostro Paese. Nel 2017 la quota si è attestata al 15,4 per cento, quasi 1 punto in meno della media dell’Area euro (16,2 per cento) e ben al di sotto del dato registrato in Francia (18 per cento), nei Paesi Bassi (21,8 per cento) e in Spagna (26,6 per cento). Tra i principali paesi europei solo la Germania presenta una incidenza inferiore alla nostra (12,8 per cento).

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