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Gli italiani sono poco connessi: meno della media dei 35 Paesi Ocse (quelli cioè che fanno parte dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico). Usano internet meno di sette italiani su dieci, contro gli otto su dieci della media Ocse (precisamente il 69% della popolazione contro la media Ocse dell’84%). Solo Messico, Turchia e Brasile hanno percentuali inferiori. Lo rivela il Digital Economy Outlook 2017 appena pubblicato. Il “digital divide” è soprattutto anagrafico: il 90% dei cittadini del nostro Paese sotto i 24 anni lo usa regolarmente (l’Italia però è uno dei pochi in cui il tasso di connessione per gli under 24 non arriva al 100%) mentre la maggior parte — per la precisione il 6o% – di coloro che ha tra i 55 e i 74 anni non lo usa mai (la media Ocse è del 37%). Inoltre solo l’8% ha partecipato ad un corso online, a fronte di una media del 10%. Ma il dato veramente preoccupante è quello che riguarda l’uso del web per lavoro: u un dato siamo assoluto fanalino di coda. L’uso di Internet, in generale, per attività come mandare e ricevere email, o cercare informazioni, o usare la rete per lavoro: lo fanno solo 2 italiani su dieci (la percentuale più bassa di tutta l’Ocse), contro la metà dei norvegesi e i 4 su dieci della media Ocse.

Scarsa fiducia
Gli italiani inoltre si fidano poco dei servizi di banking o ecommerce online: il nostro Paese è con la Grecia, l’Ungheria e il Portogallo tra le nazioni dove i cittadini si sentono meno informati sui rischi della sicurezza informatica e sul cybercrime, carenza di informazione che li porta a diffidare sei servizi di pagamento digitale. Nel 2016 solo un italiano su tre si è avvalso del web per fare shopping contro la media Ocse del 52% e, ad esempio, l’83% britannico. La percentuale e’, pero’, quasi raddoppiata rispetto al 2010, quando era solo del 15%. Il 20% degli utenti italiani inoltre ha registrato problemi relativi ad attacchi informatici e, più in generale, problemi di sicurezza su internet. La percentuale arriva a 30 tra gli italiani con un livello di scolarizzazione superiore. Eppure, quasi come paradosso, l’Italia è tra i Paesi che più utilizzano il deep web insieme a Stati Uniti, Germania, Iran Francia Corea e Russia. Cioè la rete Tor, acronimo che sta per The Onion Router, un sistema di comunicazione anonima per internet, che consente agli utenti di navigare senza che i loro dati e i loro movimenti online siano tracciati.

La pubblica amministrazione
Anche la burocrazia italiana è poco digitale: solo un cittadino italiano su 4 si è avvalso di forme del cosiddetto e-government, cioè del sistema di gestione digitalizzata della pubblica amministrazione, contro ad esempio l’88% dei danesi e il 66% dei francesi o anche il 49% de greci. E solo l’12% ha usato l’e-government per inviare formulari compilati contro, ad esempio, il 23% della Turchia.

(Poca) ricerca per le aziende
In generale poi le aziende italiane sono quelle tra i Paesi Ocse che meno hanno investito nel 2015 in ricerca e sviluppo in relazione al prodotto interno lordo. Meno dell’1%, percentuale che scende di molto, sotto lo 0,5% se si tiene conto degli investimenti fatti nel manifatturiero, in una classifica guidata da Israele (3,5%) e dalle principali nazioni europee: Germania (2%) e Francia (1,5%). Le imprese italiane dedicano poi all’Information and Communication Technology (tecnologie dell’Informazione o Ict )solo il 14% della spesa totale in R&S, contro il 75% della Cina Taipei, il 53% della Corea, il 45% di Israele e il 35% degli Usa. La posizione della Penisola e’ ancor piu’ verso la fine della `classifica´, se si considera il valore aggiunto del settore Ict rispetto al valore aggiunto totale, che nel 2015 era pari al 3,6%, in calo rispetto al 4,1% del 2008 ante-crisi e contro una media Ocse del 5,4% (la Corea, prima della graduatoria e’ al 10,3%). Anche sul fronte dell’occupazione, l’Ict italiano e’ sotto la media Ocse (2,5% del totale contro il 3% circa), valore che si e’ mantenuto comunque stabile rispetto al pre-crisi, il che dimostra la resilienza del settore in tempi difficili. L’Italia invece si posiziona bene nella classifica del numero di marchi registrati nelle tecnologie dell’Informazione nel mercato europeo, subito dietro Germania, Francia e Regno Unito. La banda larga, spiega il rapporto, raggiunge il 100% delle grandi aziende di quasi tutte le nazioni Ocse, Italia compresa, percentuale che scende di circa 10 punti percentuali se si tiene conto delle piccole e medie imprese (meno di 250 addetti). Mentre l’Italia rimane sotto la media Ocse per il numero di imprese che hanno un sito web: la media dei Paesi è il 72%, percentuale che scende a il 70 per l’Italia delle Pmi, ma che sale al 90% per le grandi imprese, che oramai hanno una buona presenza online. La media Ocse è del 78%, guidata da Finlandia, Danimarca, Svizzera e Svezia che raggiungono percentuali in media del 90%.

L’internet delle cose
L’Italia però è tra le nazioni al mondo che ha una maggiore distribuzione di schede sim utili alla diffusione della tecnologia Internet of Things, insieme a Svezia, Norvegia e Finlandia. Il dato, che per certi versi sorprende, si riferisce alla distribuzione del Machine to Machine (M2M) Sim Card, ovvero le sim che consentono lo scambio dati e di comunicazioni tra macchine e software, il cuore delle soluzioni dell’Internet delle cose.

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