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Milano, – Impugnata l’ultima tranche della riforma della sanità lombarda, quella che introduce un’«autonomia progressiva» per i medici specializzandi negli ospedali. Un provvedimento approvato dal Pirellone alla fine dello scorso anno, che il Consiglio dei ministri ha deciso di portare davanti alla Corte Costituzionale. «Così impedisce lo sviluppo della sanità lombarda e penalizza i nostri e tutti gli specializzandi italiani vietando che esercitino la professione. Nella maggior parte dei Paesi europei un laureato in Medicina abilitato può farlo», tuona l’assessore al Welfare Giulio Gallera.

Nel mirino è finito l’articolo 34 della legge 33 del 2009 (il testo unico delle leggi regionali in materia di sanità), come modificato a dicembre dalla quarta parte della riforma avviata nel 2015, quella sui rapporti tra le università e il servizio sanitario regionale. Secondo il Cdm «alcune norme riguardanti la formazione specialistica dei medici contrastano con i principi fondamentali della legislazione statale in materia di professioni e tutela della salute, in violazione dell’articolo 117, terzo comma, della Costituzione». E «violano inoltre il principio di ragionevolezza di cui all’articolo 3 e il principio di buon andamento della pubblica amministrazione», articolo 97 della Carta. L’articolo 34 della legge regionale riguarda la «partecipazione dei medici in formazione specialistica alle attività assistenziali», e prevede di tracciarla «in relazione al progressivo grado di autonomia operativa e decisionale» su tre livelli: attività di appoggio (lo specializzando assiste il medico «strutturato»); di collaborazione («svolge direttamente procedure sotto il diretto controllo di personale strutturato») e infine «autonoma», «quando svolge specifici compiti che gli sono stati affidati, fermo restando che il tutor deve essere sempre disponibile per la consultazione e l’eventuale tempestivo intervento».

Queste attività, la cui assunzione «è oggetto di indirizzo e valutazione da parte del Consiglio della scuola», «sono contemplate nei piani di attività della struttura nella quale si svolge la formazione». L’introduzione di questa normativa, ricorda Gallera, «è nata da un lavoro corale di Giunta e Consiglio regionale con tutte le università lombarde, che avevano sollecitato l’esigenza di consentire una graduale autonomia degli specializzandi per evitare il passaggio a chirurgo strutturato da un giorno all’altro. Una graduale assunzione di responsabilità, non la comparazione immediata alle funzioni di uno strutturato». Per la Regione la mossa del Governo «rimarca la necessità di una maggiore autonomia in materia di salute per la nostra Regione. Abbiamo inserito nel testo dell’intesa che Governo e Regione dovranno firmare la richiesta per la determinazione del numero di posti dei corsi di formazione per i medici di medicina generale e di accesso alle scuole di specializzazione, compresa la programmazione delle borse di studio per gli specializzandi e la loro integrazione operativa con il sistema aziendale». Il candidato governatore del centrodestra, Attilio Fontana, accusa «l’esecutivo targato Pd» di «compromettere un’eccellenza, la sanità lombarda, di cui si avvalgono numerosi pazienti da altre regioni».

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